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I prati, gli alberi ombrosi, i resti di un convento, il fluire veloce
delle acque, lo spettacolo offerto, sulle vicine pendici montuose, dal
bosco misto e dai borghi rendono questo tratto, fino al Ponte Romano di
Beffi, uno dei più piacevoli da percorrere e da osservare per il
ciclista, l'escursionista o il cavaliere. Dopo il Ponte Romano di Beffi,
il lungofiume si fa intricato, a causa di rovi, arbusti, alberi che crescono
in modo spontaneo e rigoglioso. L'Aterno si incassa in una serie di gole,
più o meno profonde, in una zona in cui scarso è l'intervento
dell'uomo, fino ad allargarsi di nuovo, sotto Acciano, consentendo ai
nostri antenati di costruire un Convento (purtroppo oggi in condizioni
di deplorevole abbandono), una chiesetta, un mulino (in parte ristrutturato).Si
allarga ancora il fiume verso Molina, dove riceve l'apporto di altri affluenti
e si divide, in qualche punto, in canali; ma poi scava il suo corso tra
le spettacolari parete rocciose delle Gole di San Venanzio, vero paradiso
naturalistico, tanto da essere oggi protetto come riserva naturale. L'uscita
dalle Gole, dopo lo spettacolare Eremo di San Venanzio, offre la vista
di rapide e di una notevole cascata; il fiume si allarga poi nella piana
di Vittorito e Corfinio; tornano i coltivi, insieme a zone boscose in
cui predominano le piante riparali e retroripariali. L'intervento umano
si manifesta qui in maniera massiccia, con la presenza di carrarecce,
costruzioni agricole, capannoni, canali e strutture di diverso genere;
non si può più parlare di "naturalità diffusa",
anche se resta la possibilità di qualche escursione, soprattutto
a cavallo. Tutto il territorio, in ogni caso, si caratterizza per i vigneti,
che producono ottima uva da vino. | Percorsi | Sviluppo | Natura | Il
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