In origine, la conca aquilana era occupata da un grande lago, nato dallo
sprofondamento di alcune zone comprese tra grandi dorsali montuose. In
seguito a processi erosivi e al deposito di detriti sul fondo e sulle
sponde del bacino lacustre, il livello del lago si abbassò e l'acqua
iniziò a scavarsi un suo percorso tra le rocce calcaree dell'attuale
Valle dell'Aterno, dando origine, nel corso dei millenni, al fiume.
Dopo la comparsa dell'uomo nel territorio abruzzese, la Valle dell'Aterno
fu considerata un luogo ambito per stanziamenti durevoli o temporanei.
Molti ritrovamenti archeologici testimoniano della presenza umana in tutto
il bacino fluviale: notevoli resti di recinti fortificati e necropoli
del periodo italico si uniscono a reperti di epoca romana. Memorie della
storia italica sono stati scoperte nei territori di Castel di Ieri, Castelvecchio
Subequo, Fagnano (il Pagus Aufeginum, complessa struttura di piccoli insediamenti
abitativi), Fontecchio, Gagliano Aterno, Goriano Sicoli, Molina Aterno.
Lo stato attuale dei lavori non consente una visione completa delle strutture
difensive ed abitative; interessanti reperti sono sparsi in diversi Musei
abruzzesi. Discorso a parte merita la Necropoli Picena di Fossa, luogo
di indubbia suggestione nonostante la condizione di abbandono in cui versa;
sulla storia dei Piceni molto si è discusso anche nel recente passato
e le emergenze della necropoli fanno ipotizzare altri possibili ritrovamenti
di grande valore archeologico, che, se fossero opportunamente valorizzati,
potrebbero costituire anche un motivo di forte richiamo turistico.
Di grande importanza i resti di epoca romana: tra essi spiccano il Teatro
e l'Anfiteatro di Amiternum, costruiti in prossimità di un notevole
nodo stradale. Un simile sistema di strutture lascia ipotizzare la presenza
di un'area urbana di grandi proporzioni; tale, in effetti, doveva essere
la città di Amiternum, che diede tra l'altro i natali allo storico
Sallustio. Molto più a Sud, vicino al corso del fiume, si trovano
i resti di Corfinium, altro insediamento romano di grande valore strategico.
Catacombe (quelle di San Vittorino tra tutte) e monumenti paleocristiani
sono il segno di una fervida attività religiosa, il cui retaggio
è stato raccolto dalle popolazioni posteriori, le quali, pur subendo
dominazioni di genti straniere di cultura molto differente, hanno conservato
nei secoli radici comuni. D'altra parte, il Medio Evo deve essere stato
un periodo ricco di eventi per la Valle dell'Aterno, così come
per tutto l'Abruzzo: lo testimoniano i borghi fortificati, i castelli
e le torri che si affacciano sul fiume e che, se pur spesso in rovina,
conservano il fascino di un'epoca per certi versi contraddittoria e misteriosa,
ma capace di lasciare un segno profondo nella storia del pensiero e nella
cultura d'Italia e d'Europa. Molti borghi fortificati possono essere ambita
meta di escursionisti e studiosi: da Sant'Eusanio al Castello d'Ocre,
ai borghi di Castello, Fontecchio, Beffi, Castelvecchio, alle torri di
Tione, Roccapreturo, Goriano, a tutti i resti di pietra che popolano in
alto le sponde del fiume, l'occhio e la mente raccolgono i segni della
memoria. La stessa cosa può dirsi per i conventi, le chiese e gli
eremi che arricchiscono di spiritualità i paesi e le immediate
vicinanze, inserendosi spesso in modo armonico nell'ambiente naturale:
è il caso, tanto per fare qualche esempio, del convento - eremo
di S.Angelo d'Ocre, del complesso dedicato a San Francesco, nei pressi
di Fontecchio, dell'eremo di Sant'Erasmo tra Succiano e Beffi o di quello
di San Venanzio, letteralmente sospeso sulle acque, nei pressi di Raiano.
Tutti questi luoghi possono essere raggiunti in qualche caso addirittura
in auto, oppure camminando su sentieri non difficili; il cammino, antico
mezzo di purificazione e di elevazione spirituale, consente di apprezzare
meglio il particolare rapporto tra uomo, natura e fede così essenziale
nella religiosità del Medio Evo. L'architettura civile è
particolarmente sviluppata in borghi come Fontecchio (straordinaria la
fontana trecentesca) o Stiffe. Purtroppo, solo di rado risorse culturali
di questo spessore godono della cura che meritano; soprattutto nella seconda
metà del Novecento molti edifici, non più considerati luoghi
di culto attivi, sono andati incontro ad un degrado talora irrimediabile,
anche se bisogna riconoscere che negli ultimi anni si è tentato
di porre in atto interventi di restauro, in qualche caso felicemente conclusi.
Fino alla fine del Rinascimento, nonostante nuovi conflitti e nuove forme
di colonizzazione, la media e bassa Valle dell'Aterno conobbero comunque
un periodo di fioritura artistica e culturale, subendo poi il contraccolpo
della generale decadenza dell'arte italiana. Il XVIII e il XIX secolo
hanno comunque lasciato importanti eredità nei palazzi e nelle
chiese di Montereale e di Capitignano, come anche a Sinizzo, a San Demetrio,
a Campana, a Molina, a Raiano; ma anche i secoli meno ricchi di testimonianze
d'arte "maggiore" hanno trasmesso ai posteri la memoria di forme
di vita legate ad un rapporto strettissimo tra uomo e natura: i resti
di abitazioni rurali, gli alpeggi antichi delle Pagliara, i pittoreschi
mulini ad acqua, i serbatoi, i canali, le aie, i tratturi, i sentieri
montani, sono anche loro parte di un patrimonio che non dobbiamo dimenticare,
pena la perdita della nostra identità.
Gli eventi della vita quotidiana, nel difficile contatto con la realtà
naturale, acquistano talora un colorito epico e vengono trasfigurati in
leggende popolari o in racconti letterari: le stentate esistenze dei contadini,
dei pastori e degli altri personaggi che popolano la scena dell'Aterno
trovano i loro cantori in due scrittori, affermatisi purtroppo in luoghi
lontani da quelli natali: Giovan Battista "Titta" Rosa e Massimo
Lelj. Già nel corso dei secoli, comunque, il bacino del fiume Aterno
aveva visto nascere illustri personaggi; oltre al già ricordato
Sallustio, conviene menzionare almeno lo storico Pico Fonticulano, che
alla sua terra dedicò molte pagine lucide ed appassionate.
Il processo che conduce all'Unità d'Italia, peraltro, oltre ad
accelerare la dissoluzione di un mondo non al passo con i tempi, porta
con sé gli eventi drammatici del periodo risorgimentale e le lotte
dei briganti, che assunsero a volte, anche in riva all'Aterno, i toni
violenti di una vera e propria guerra civile. Durante il Novecento, poi,
i paesi conobbero il dramma della guerra, dell'emigrazione e del progressivo
spopolamento. Gli ultimi anni parlano di nuove prospettive, non ancora
ben chiare, legate alla valorizzazione del patrimonio naturale, artistico
e storico del bacino del fiume e al recupero della memoria, che l'Aterno,
fin da tempi lontani, conserva nel suo fluire.