18/11/2009

 Cinque secondi



Provate a restare davanti ad un orologio che conti con precisione i secondi, ripetendo senza fretta: “E’ morto un bambino”. Ogni cinque secondi. Un minuto di questo esercizio può bastare. In questo tempo, che per voi sarà breve e lunghissimo, saranno morti di fame dodici bambini. Non è teatro, non è “reality”, è realtà. Bastano tre minuti per uguagliare il numero delle sfortunate vittime, in Italia, dell’influenza oggi di moda; trenta minuti sono sufficienti per superare il numero dei morti nel tremendo terremoto che ha distrutto la mia città; in un giorno, non saranno più al mondo diciasettemila creature, con tutto il loro (e il nostro) futuro, le loro inestimabili possibilità. Quante ne uccide una catastrofe “naturale”, di quelle che fanno audience per almeno una settimana. Poi si dimentica anche quello è vero. E’ anche vero che non è facile controllare, soprattutto con i nostri criteri squilibrati, lo scatenarsi delle forze della natura.
Ma morire di fame, nel 2009. E attenzione, le statistiche, così vere nella loro assurdità, parlano di un trend crescente. Non fa nemmeno spettacolo, la morte per fame.
Noi siamo qui, giochiamo con il cibo, l’acqua e il vino, chiusi nei nostri ventri debordanti, pronti ad accelerare, ad ogni semaforo, per fare presto, verso un nuovo gioco. Noi siamo qui e giochiamo, come bambini, con la vita d’altri. Si scambiano miliardi con un gesto, si distruggono enormi fortune, si costruiscono spropositati patrimoni, fatti di nulla, in meno di cinque secondi. Ci lamentiamo, quando qualcuno finge di ascoltarci. E il tempo scorre.
Bene, sono qui a scrivere. Bene, siete qui a leggere. Quanti bambini sono morti, intanto?



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