15/10/2007
Al Ministero degli Esteri
Repubblica d’Italia
Alle Associazioni
Italiane all’Estero
U.S.A.
La celebrazione, il 12 ottobre di ogni anno, del Columbus Day è, per molte comunità italiane degli Stati Uniti, momento di incontro, di ricerca di identità, di affermazione dell’origine comune, oltre che motivo di orgoglio nazionale, per quanto in una situazione particolare. Fatto salvo lo straordinario valore di Colombo come marinaio ed esploratore, restano sul suo operato gravissime ombre.
La figura di Cristoforo Colombo però, a parte i legittimi dubbi, avanzati ormai sempre più di frequente da autorevoli studiosi, sulla base anche di ricerche sul DNA dei presunti resti del navigatore, sulla sua origine italiana, non appare adeguata per un’occasione tanto importante. A parte il fatto che egli non raggiunse mai il Nord America e che non fu in realtà lo scopritore di un continente che già altri europei ben prima di lui avevano, sia pure in minima parte, esplorato; senza considerare che egli non mostrò di essersi mai reso conto di essere giunto in una terra “nuova”; c’è da tenere presente che il grande navigatore si macchiò di atti lesivi della vita e della dignità delle popolazioni native, dando inizio ad una spirale di violenze ingiustificate, che giunsero fino al genocidio. Uccisione ingiustificate, tentativi di schiavizzazione degli indigeni, violenze fisiche e sessuali ai danni delle donne avvennero, spesso con il beneplacito ed il tacito consenso dell’Ammiraglio, nel corso dei suoi viaggi. Di tali incresciosi episodi restano testimonianze scritte, numerose, anche da parte degli ignobili protagonisti. Ci sono anche pervenute dichiarazioni di condanna e di orrore, anche da parte di religiosi del tempo. Anche se Colombo non partecipò in modo diretto a queste vergognose manifestazioni di disumanità, purtroppo non fece nulla per evitarle. E’ necessario ricordare inoltre che il genocidio delle popolazioni native d’America è continuato per cinquecento anni, con risultati tanto spaventosi da essere sorprendenti.
Su istanza di autorevoli rappresentanti delle popolazioni native del Nord America, i professori universitari Glenn Morris e Ward Churchill e il carismatico leader Lakota, nonché noto attore ed artista, Russell Means, arrestato il 12 ottobre di quest’anno durante una legittima manifestazione di protesta; a seguito delle rimostranze dei rappresentanti dell’American Indian Movement, civilmente espresse; sulla base delle ragioni portate dai rappresentanti dell’Oppressionist Art Movement, della Treaty School, di numerose associazioni legate alla cultura dei Nativi Americani;
il Laboratorio Autonomo di Studi Antropologici chiede
al Governo italiano, alle rappresentanze delle comunità italiane negli Stati Uniti, all’ambasciata italiana in U.S.A., alle Associazioni per la difesa dei diritti dell’uomo, di fare ogni sforzo possibile perché il Columbus Day venga trasformato, scegliendo un simbolo in cui l’italian pride può riconoscersi a pieno titolo (le possibilità non mancano certo per il nostro popolo, a partire da Francesco d’Assisi, da Dante Alighieri, da Leonardo da Vinci, da Galileo, figure storiche ben note anche negli U.S.A., per continuare con altri esploratori e naviganti, o con scienziati contemporanei, quali per esempio Marconi, o Broglio, responsabile di molti importanti progetti della N.A.S.A., che hanno contribuito in modo determinante, ma senza macchiarsi di crimini storici, alla costruzione del Nuovo Mondo). La rinuncia a scegliere Colombo come simbolo diventerebbe testimonianza attiva della ricerca di rapporti tra i popoli, fondati su comprensione e tendenti ad una reale armonia sociale. Altrimenti, tanto varrebbe celebrare la memoria di Al Capone, i cui crimini hanno certo avuto conseguenze meno gravi!
Il LHASA ringrazia tutti coloro che vorranno dar seguito a questo messaggio.