Russell Means, un Nativo Americano al centro della Storia Contemporanea

Definito dal Los Angeles Time “the most famous American Indian since Crazy Horse and Sitting Bull”, Russell Means è una delle personalità di maggior rilievo della storia americana degli ultimi trent’anni. Nato nella riserva Lakota di Pine Ridge nel 1939, egli si è distinto fin dalla giovinezza per la sua attività tesa ad ottenere il riconoscimento di un’identità sociale e culturale per i Nativi del Nord America e, implicitamente, per tutte le minoranze.
La sua biografia, ricchissima, parla di una vita intensamente vissuta nella costante attenzione ai valori etici e spirituali della tradizione Lakota e di un impegno totale a beneficio della comunità, secondo i principi vitali della cultura da cui deriva e di cui si sente parte. Tutte le sue scelte esistenziali, dal ruolo – chiave all’interno dell’American Indian Movement, all’occupazione armata di Wouded Knee, alla partecipazione a manifestazioni di protesta, alla carriera politica, al successo come attore in film di grande popolarità rientrano in tale ottica sociale e comunitaria.
Vale la pena ripercorrere i momenti fondamentali della sua vita, per individuarne il valore, senza perdere di vista la peculiare concezione tradizionale della cultura Lakota, secondo la quale l’esistenza dell’uomo deve tendere alla scoperta del proprio posto nella struttura dell’essere, in accordo con i principi di rispetto, equilibrio ed armonia.
Nel 1973, dopo aver contribuito alla fondazione del movimento di liberazione dei Nativi conosciuto come American Indian Movement, Russell Means dirige l’occupazione del villaggio di Wouded Knee, vero cuore pulsante della nazione Lakota, per protestare contro la politica crudele ed insensata del Governo statunitense nei confronti dei Nativi e contro le azioni violente del Bureau of Indian Affairs. Nonostante l’intervento massiccio dell’esercito e dell’F.B.I. l’assedio va avanti per 71 giorni. Si tratta di un successo politico, il primo vero momento di gloria nel corso del Novecento, per una minoranza schiacciata dai colonizzatori. Anche se più volte perseguito penalmente, egli partecipa, nel 1978, alla Longest Walk, una marcia ricalcata su quella di Martin Luther King, in cui i Nativi Americani attraversano gli Stati Uniti, da San Francisco a Washington, per richiamare l’attenzione sulla loro situazione civile e soprattutto per protestare contro le sterilizzazioni messe in atto da rappresentanti del Governo americano.
Negli anni Ottanta, viaggia in Sud America, Europa, Nuova Zelanda, al fine di confrontarsi con le diverse maniere in cui i popoli realizzano la loro ricerca di identità e la loro lotta politica per la conservazione della terra. Nel 1988 partecipa alle primarie per la Presidenza degli Stati Uniti come candidato del Libertarian Party, un movimento politico che si batte per i diritti delle minoranze.
Gli anni Novanta vedono Russell Means impegnato nel tentativo di diffusione mediatica degli ideali che intende rappresentare. Egli partecipa a trasmissioni televisive, fonda una società che si occupa di produzioni multimediali, scrive, esegue e pubblica musica, è protagonista o personaggio – chiave in numerosi film hollywoodiani, tra i quali L’Ultimo dei Mohicani, in cui incarna il valoroso e carismatico Chingachgook, Natural Born Killers di Oliver Stone, Pocahontas, in cui è la voce del padre della protagonista e numerose altre pellicole e serials televisivi di vasta risonanza negli Stati Uniti (Nash Bridges, Walker Texas Ranger). Grazie alla notorietà acquisita come attore e come musicista, Russell riesce a trovare i fondi per portare avanti numerosi progetti di vasta portata sociale: realizza una stazione radio per i Nativi della Riserva di Pine Ridge; lavora per la costruzione di scuole in cui vengano insegnati i fondamenti della lingua e della cultura Lakota; è invitato alla Conferenza delle Nazioni Unite per i Diritti Umani a Ginevra e contribuisce alla stesura di un documento basilare sui Diritti Umani dei Popoli Indigeni; divenuto ormai un punto di riferimento internazionale, si reca in Ecuador alla prima conferenza mondiale per i Diritti Costituzionali delle popolazioni aborigene e si batte per la conservazione dell’equilibrio ambientale nella zona delle sorgenti del Rio delle Amazzoni.
Nei primi anni del Duemila, anche se è costretto a subire arresti e pressioni psicologiche da parte delle autorità, nonostante i continui appelli al Primo Emendamento, intensifica la sua attività cinematografica, realizza una mostra di dipinti, scrive libri, fonda nel New Mexico un partito politico indipendente, incontra in tutte le parti del mondo i rappresentanti dei popoli che si battono per l’autonomia politica e culturale. Nel suo programma elettorale per la candidatura a Presidente della Oglala Lakota Nation, accanto alle petizioni di principio sulla necessità di un continuo confronto culturale e spirituale con la tradizione del suo popolo, chiarisce con raro realismo politico i suoi obiettivi verso un miglioramento sostanziale delle condizioni di vita nelle Riserve, anche favorendo un turismo consapevole e rispettoso.



 

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