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Luigi
Amedeo di Savoia, duca Degli Abruzzi
(1873-1933)
La
grande passione per l'alpinismo lo condusse ad imprese formidabili, che
lo hanno consegnato alla storia, sia delle nostre Alpi, sia come precursore
dell'alpinismo extraeuropeo. Formatosi fin dalla tenera età di
nove anni alla scuola di Luigi Gonella, il giovane Luigi Amedeo ebbe tra
le sue guide e maestri i più bei nomi dell'alpinismo del tempo:
Émile Rey per il massiccio del Bianco, mentre non vi è biografo
che tralasci di ricordare la sua scalata al Cervino dalla cresta di Zmutt
in compagnia di Mummery e Collie.
Nel 1897 la sua prima spedizione extraeuropea, che in origine doveva dirigersi
al Nanga Parbat, ma un'epidemia di peste scoppiata in India la fece deviare
verso la lontana Alaska, dove fu portata a termine la prima ascensione
al Monte Sant'Elia. Erano presenti Luigi Gonella, Umberto Cagni, Vittorio
Sella (che seguendo il duca nelle sue imprese ne riporterà delle
preziose testimonianze fotografiche) e De Filippi, cui si aggiungevano
le guide valdostane Joseph Pétigax, Laurent Croux, Antoine Maquignaz
e Andrea Pellissier.
Nel 1898 "si giocò in casa": l'Aiguille Sans Nom (poi
Aiguille Pétigax) e, sempre nel gruppo del Bianco, la prima ascensione
della punta Margherita alle Grandes Jorasses.
Il 1899 fu l'anno della spedizione al Polo Nord, che, senza raggiungere
l'obiettivo, conquistò comunque il primato di latitudine nord mai
raggiunta: 86°33'49".
Nel 1906 fu l'Africa ad attirare l'intrepido duca, che conquistò
tutte le principali vette del Ruwenzori, riportandone anche una dettagliata
mappatura e tutta una serie di osservazioni scientifiche.
Tre anni dopo era in Karakorum, a tentare una improbabile salita al K2,
abbandonata a quota 6640, dopo aver comunque salito quello che ancora
oggi si chiama lo Sperone Abruzzi, che costituisce parte integrante della
via "normale" verso la seconda vetta del mondo. Ma Luigi Amedeo
non rientrò a mani vuote: conducendo delle esplorazioni nella zona
del Chogolisa, toccò i 7500 m di altitudine, che all'epoca segnarono
il nuovo primato umano (che tale restò fino al 1922).
A testimoniare la grandezza della sua figura non vi è solo il Picco
Luigi Amedeo, nel gruppo del Monte Bianco, ma anche il Ghiacciaio Duca
Degli Abruzzi che conduce all'attacco dell'Hidden Peak, noto anche come
Gasherbrum I (8068 m).
La presenza dell'Italia in Etiopia e Somalia lo occupò per la restante
parte della sua vita: dal 1921 si dedicò ad un'azienda agricola
in Somalia, senza trascurare di studiare il territorio, ma esplorando
invece il corso dello Uebi Scebeli (ottobre 1928 - febbraio 1929).
La morte lo colse al Villaggio Duca Abruzzi (ora Giohàr), in Somalia,
il 18 marzo 1933.
(Fonte: www.inalto.org)
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